Porta a porta: replica alle dichiarazioni dell’Assessore Trenti

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Abbiamo letto le dichiarazioni dell’Assessore Trenti, rilasciate al Bresciaoggi, sulla raccolta differenziata porta a porta che partirà tra poche settimane..
Questa la nostra replica inviata al Direttore della Testata.

Egr. direttore, il nostro Gruppo Consiliare “Idee in Comune” chiede ospitalità a questa sua rubrica per poter replicare alle dichiarazioni dell’Assessore di San Felice del Benaco Rodolfo Trenti, che abbiamo letto il 27 gennaio 2016 nell’articolo dal titolo “Porta a porta sprint: si parte a primavera”

E’ stupefacente notare come le discutibili tecniche comunicative del Sindaco Paolo Rosa siano diventate pane quotidiano anche per altri membri della Giunta Comunale. Diciamo questo in quanto l’Assessore rilascia alle testate giornalistiche dati ed informazioni che prima dovrebbero essere presentate e discusse nei luoghi istituzionali preposti e nei documenti ufficiali. Ma andiamo per ordine.

Il nostro Gruppo Consiliare ha avuto il coraggio, in campagna elettorale, di parlare chiaramente della raccolta differenziata spinta, fino a farla diventare un vero e proprio cavallo di battaglia. L’attuale maggioranza, al contrario, ha sempre glissato perché questo è un argomento scomodo, visto le molte implicazioni che comporta, e quindi fonte di possibile perdita di consenso.

Ora scopriamo dalle comunicazioni che i cittadini di San Felice hanno ricevuto e dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa, e non in  Consiglio Comunale dove ripetutamente abbiamo cercato di parlarne, che il primo aprile si partirà con la raccolta porta a porta. Bene, ne siamo felici! Questo dimostra la bontà delle nostre posizioni sempre espresse chiaramente ed onestamente. Quello che però ci preoccupa è la modalità con cui si sta avviando questo progetto, che implicherà sicuramente qualche disagio ai cittadini.

L’Assessore Trenti parla di un obiettivo del 65% entro il 2016. Peccato che tale obiettivo non sia presente in nessun documento ufficiale, né tanto meno nella delibera di indirizzo, per verità alquanto imbarazzante, che doveva essere il contenitore delle indicazioni e degli obiettivi che la Giunta si proponeva. Nella delibera si dice semplicemente: caro Ufficio Tecnico di San Felice senti il Garda Uno affinché ci dica come vuole fare la raccolta nel nostro comune.
Vogliamo essere chiari su questo punto: Garda Uno ha le tecnologie, le strutture e le risorse umane per permettere ad un Comune, ed ad una Giunta capace, di raggiungere anche gli obiettivi più ambiziosi. Deve essere però la politica, e quindi chi amministra, a dettare obiettivi chiari, misurabili e verificabili.

Non lo neghiamo, siamo preoccupati per il modo in cui l’Assessore si sta muovendo. E’ evidente che le idee sono alquanto confuse.
Perché il 65% di differenziata? Sulla base di che ragionamento scaturisce questa percentuale e quindi perché non il 70%? Forse perché il 65% è la percentuale minima prevista dalla normativa e che avremmo già dovuto traguardare entro il 2012? Con che modello di raccolta lo vuole raggiungere, e sopratutto che livello qualitativo della differenziata vuole ottenere? Ha senso per le tasche dei concittadini ottenere il 65% di una differenziata di scarsa qualità? E parliamo proprio di soldi, i nostri. Quali sono gli obbiettivi che il Sindaco Paolo Rosa e l’Assessore si sono posti per la riduzione delle tariffe? Mettere in atto un sistema di raccolta differenziata porta a porta può far incrementare i costi, così come farli ridurre.  Non è sufficiente parlare di tariffa puntuale, ma si deve parlare necessariamente di sensibile riduzione della tariffa.

Se non è la Politica a dettare questi obbiettivi, chi lo deve fare?

Contestiamo anche le tempistiche. Il porta a porta partirà il 1 aprile. Un lasso di tempo troppo breve per attivare quel fermento culturale che permetta di raggiungere adeguatamente percentuali e livelli qualitativi, di raccolta differenziata, che abbiano senso. Bisogna infatti parlare di formazione e non solo di informazione. Non dobbiamo semplicemente spiegare dove va messa la buccia di banana, ma perché va messa in quel particolare contenitore. Solo così possiamo contribuire a formare cittadini consapevoli delle proprie responsabilità e dell’utilità ambientale dei gesti che compierà.

Quindi, secondo l’articolo, attiviamo il porta a porta non tanto perché si tratta di una questione etica e di tutela ambientale, ma per combattere il “turismo dei rifiuti”. Una pessima abitudine dei nostri vicini, chiaramente incivili. Noi però riteniamo che le responsabilità di questo siano anche del Sindaco Paolo Rosa: non essere partiti con la PaP congiuntamente agli altri comuni limitrofi – ed in barba ai suoi stessi programmi elettorali – ha portato a questo, così come non aver sfruttato la competenza e la grande capacità di controllo dei nostri vigili urbani. Un Presidio di legalità locale che poteva essere coinvolto per multare chi portava i rifiuti da fuori comune, così come hanno fatto efficacemente altri Sindaci gardesani.

Avevamo pubblicamente chiesto all’Assessore Trenti di congelare il passaggio al porta a porta, affinché si potesse attivare un serio studio del territorio, dei singoli insediamenti abitativi, delle esigenze e dei costi. Tutto questo per permettere alla Giunta di farsi un’idea chiara del modello di raccolta differenziata da chiedere all’operatore, ma soprattutto perché possa dettare obbiettivi precisi e verificabili.

Non siamo stati ascoltati e quindi si partirà sì con la raccolta differenziata porta a porta, ma non diventeremo certo  un Comune che si fa notare per il suo virtuosismo nel panorama nazionale, come invece San Felice meriterebbe e probabilmente senza alcun concreto vantaggio economico per i cittadini.

Clicca qui per scaricare la lettera pubblicata sul Bresciaoggi

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